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Area Arti Marziali > Karate
Il karate è prima di tutto l'arte di portare colpi (atemi) con padronanza e senza fare intervenire l'analisi o la riflessione mentale. Il karateka deve essere come l'autista al volante: condizionato, anzi saturo della tecnica, a un punto tale che il riflesso condizionato fa ciò che deve fare prima di ogni ragionamento. Questo riflesso non è altro che quello del subconscio, e il subconscio non è nient'altro che colui che agisce in vece nostra con precisione infallibile, "AVVERTENDO LE INTENZIONI AGGRESSIVE PRIMA CHE SIANO MESSE IN ATTO".
SOSTANZIALE DIFFERENZA TRA KARATE SPORTIVO/TRADIZIONALE E KARATE GOSHIN JUTSU
Il karate può essere inteso nel nel senso di uno sport di combattimento o di competizione ( sia esso sportivo o tradizionale ), o nel senso di goshin-jutsu, che si può tradurre come << tecniche di autodifesa >>. Ecco quali fondamentali differenze scaturiscono da questi due punti di vista.
In primo luogo, il risultato delle competizioni sportive in generaleè determinato, indipendentemente dallo svolgimento della gara, dalla differenza del totale dei punti tra i contendenti o tra le squadre, come nel caso del calcio, del tennis, della pallacanestro ecc. A prescindere dal contenuto della gara, che il risultato sia a favore di uno o di un'altro << il vincitore è quello che ha totalizzato più punti, anche se si tratta di un solo punto in più alla fine della gara>>: ciò significa che segnando o mettendo a segno nuovi punti è possibile recuperare lo svantaggio accumulato durante la partita/gara. a questa regola non fa eccezzione il principio della competizione sportiva nel karate.
La definizione del karate come goshin-jutsu richiede un atteggiamento fondamentalmente diverso nei confronti degli errori commessi nella pratica.
Nel goshin-jutsu, ciò che conta è la sicurezza assoluta e non la proporzione dei combattimenti vinti. Lo scopo è << non perdere, e non sempre l'obbiettivo è quello di riportare la vittoria in combattimento. Ciò non significherebbe nulla se, dopo aver vinto, ci si trovasse gravemente feriti. Lo scopo fondamentale è quello di salvaguardare se stessi.
Se venissi attaccato da qualcuno e ci rimettessi un occhio, sarebbe inutile che proclamassi coraggiosamente: << Domani non lo perderò di sicuro>>. Una volta perso, l'occhio non si recupera più.
Tsugumasa Nango
Nella competizione sportiva, lo scopo è vincere cercando di totalizzare più punti dell'avversario. Anche se l'altro va a segno per primo posso sempre recuperare e vincere. per vincere occorre attaccare e questo è il principio degli allenamenti nel karate sportivo, fatto per mettere a punto il maggior numero di tecniche e per il maggior numero di punti. La conseguenza e che negli allenamenti non si utilizzano le tecniche che non servono nella competizione. Dato che vengono date solo le tecniche riconosciute dagli arbitri e/o dai regolamenti si allenano e perfezionano solo quelle.
Poichè esiste la squalifica gli attacchi alla parte bassa del corpo e le tecniche che possono produrre lesioni gravi non vengono prese in considerazioni e quindi non allenate! Questo non vuol dire allenarsi per ferire o uccidere, anzi è vero il contrario, l'allenamento puro del karate che è consapevole dei propi mezzi tecnici si allena all'autocontrollo nel rispetto della vita.
Praticare la violenza per la non violenza!
Un samurai era tale solo agli occhi altrui, non ai suoi, non ne aveva, era già morto. Per un samurai non c'era un domani, non c'era un ieri, non c'era nemmeno il presente, c'era solo il qui e ora, era il qui e ora, era tutta la sua vita, tutta la sua esistenza, tutti i suoi ieri, oggi, domani.
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