Le origini del Karate

MatsumuraLe radici del karate hanno prodotto i kata, i kata hanno contribuito ad esporre, ad ufficializzare e a completare il “metodo karatedo” diffondendolo in tutto il mondo. La pratica dei kata è una pratica ritualizzata composita e molto variegata (ad Okinawa venne praticata segretamente fino all’inizio del XX secolo), tali esercizi dalle mille sfaccettature, hanno permesso al karate di produrre molti altri kata (hsing/gata) che con lo scorrere degli anni hanno dato corpo a veri trattati di lotta e completi stili di karate, a volte simili, altre volte molto diversi tra loro.

higaonnaLe differenze “stilistiche” delle radici del karate si sono sviluppate per diversi motivi in modo molto variegato: per ragioni culturali, sociali, di vita e di competenza e, nel caso della “lotta cinese” ,di “etica religiosa”. I monaci buddhisti, infatti, si allenavano alla difesa personale ma escludevano, per ovvi motivi morali, le tecniche ai punti mortali del corpo, il loro obiettivo era di non farsi sopraffare dai briganti, ma senza ucciderli, in tal modo la differenza tra gli stili cinesi (morbidi) e il karate di Okinawa presero due strade molto diverse.

ShoshinNagamineNel periodo storico tra il 1820-1890, Sokon Bushi Matsumura, un vero professionista della sicurezza del RE di Shuri e comandante militare, cercò di accrescere la potenza dei colpi dello shuri-te e pertanto dovette rivedere molte tecniche di derivazione cinese, modificandone le traiettorie e gli angoli d’impatto.

Prendendo spunto anche dall’arte di combattimento dei Samurai con l’uso della katana, per la forma mentis militare di Matsumura le tecniche del karate dello shorin-ryu dovevano servire ad arrestare qualsiasi forma di aggressione sia essa a mani nude che con armi, pertanto il suo addestramento prevedeva la conoscenza di come portare attacchi letali a mani nude e anche come difendersi da colpi katana, di bo, di sai e di ekubo.

200px-Itosu_AnkoIn questa circostanza di diversi intenti il karate (kenpo, Tode, Chuan-fa) iniziò a delinearsi in due “correnti” diverse, lo Shuri-te e il Naha-te. Il Naha-te era uno stile più morbido e circolare che poneva come obiettivo tecniche continue e a corto raggio, lo Shuri-te un metodo più cruento e diretto che ricercava il colpo risolutivo, todome.

Attualmente ci sono molti stili di karate, talvolta molto diversi tra loro, tutti scaturiti da diversi Maestri, da diversi modi di vedere e di interpretare la difesa personale, lo shurite, anticamente Shaolin Chuan-fa, il progenitore dello shorin-shotokan, ha subito la forte influenza di Sokon Matsumura e di Yasutsune Itosu: questi due esperti guerrieri che seppero tracciare una netta differenza tra il metodo Naha-te che prevedeva tecniche di grappling e corto raggio, mentre lo Shuri-te considerava tecniche ad alto impatto e affondi di gamba molto profondi e veloci, questo è stato anche uno dei motivi principali per cui lo Shuri-te abbandonò lo studio del Sanchin kata che prevedeva di bloccare il corpo nello scontro con l’avversario cercando di resistere ai colpi, poiché nello Shuri-te i colpi venivano portati con un’alta penetrazione e con fortissimo impatto, il metodo cinese non bastava più a tal fine.

1226501193funakoshiQueste marcate differenze tra i due stili presero ancora più piede agli inizi del 1900 dove Kanryu Higaonna, su consiglio di Shōshin Nagamine introdusse e sviluppò ancora di più il lavoro a corto raggio, enfatizzando lo sviluppo muscolare della parte superiore del corpo e della respirazione contrattile anche nella pratica dei kata. Sensei Funakoshi nei suoi scritti, infatti, asserisce che i due stili diversi di karate Naha-te e Shuri-te sono stati “progettati” per due differenti caratteristiche fisiche, il primo per praticanti muscolosi e il secondo per praticanti più esili e leggeri, ma che comunque ,praticandoli entrambi, si completavano e rendevano l’adepto molto più completo.

Pertanto, come abbiamo potuto apprendere in questo scritto i kata si sono presi in carico di trasmettere ai praticanti il DNA del karate, i suoi gesti, le tecniche non sono solo movimenti atti a combattere ma anche recipienti che contengono storie personali, tattiche, strategie di popoli e di guerrieri, stratificazioni di esperienze dirette e non, utili a trasferire ai discendenti erudizioni uniche e impareggiabili, comprensibili solo dopo anni di continua pratica e approfondita ricerca.

Il karate è un’arte senza eguali, la sua diffusione e la sua conservazione è strettamente legata all’amore che molti maestri hanno messo e ancora oggi mettono nella sua pratica e divulgazione.

La storia dei kata ci insegna che la promulgazione e la futura continuità del karate dovrà necessariamente tenere in debito conto le sue origine, questo vuol dire che anche se molti vedono nel karate attuale un sistema ludico/agonistico, con il trascorrere del tempo, se vorranno realmente “capire ciò che praticano” dovranno studiarne le radici, praticandole nella sua interezza e nella sua originale attendibilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *